VITA DIS-ORDINATA

La mia visione del mondo, in poche parole

Da Surfers Paradise a Townsville: dal paradiso patinato alla cruda realtà

Ebbene sì, è successo. Abbiamo lasciato Surfers Paradise. La città delle luci, dei grattacieli che scintillano al tramonto, delle strade che sembrano fatte apposta per essere percorse a piedi sorseggiando un caffè di troppo. Un posto dove anche i semafori funzionano meglio che in Italia e dove tutto sembra costruito per il turista: bello, comodo, funzionale. Un parco giochi urbano in riva all’oceano.

E poi… zac! Con un volo di poche ore siamo atterrati a Townsville. La scelta non è stata dettata dall’amore per questa ridente cittadina, bensì dalla necessità di fare i famosi 88 giorni di lavoro per rinnovare il visto. Una di quelle cose che sai che devi fare, ma che cerchi di rimandare finché il calendario non ti guarda male.

Il cambiamento è stato abbastanza drastico, e non uso questa parola a caso. Da una città “Instagram-ready” a una che… beh, diciamo che non punta sulla fotogenia. Qui non ci sono grattacieli che ti riflettono il tramonto negli occhi, non ci sono strade fatte per il pedone, non ci sono mille locali pronti ad accoglierti. Qui, senza macchina, sei spacciato.

E lo ammetto: appena arrivati mi sono guardato intorno e ho pensato “ma davvero? Questo è quello che ci tocca?”. La città sembra non essersi sforzata di conquistare nessuno. È come se ti dicesse: “Sono così, o mi prendi o mi lasci”.

Ma attenzione, perché una consolazione c’è. L’ostello in cui ci troviamo è letteralmente sull’oceano. Non è un modo di dire: apriamo la finestra e boom, mare infinito. Sveglia con la brezza marina, colazione guardando le onde, tramonto che ti fa quasi dimenticare la periferia spoglia. Devo dire che questo dettaglio compensa parecchie cose.

Adesso ci aspetta la parte “divertente”: la ricerca del lavoro. Quella piccola caccia al tesoro che in realtà ha più il sapore di una roulette russa. Campi, fattorie, lavori stagionali… chi lo sa cosa ci aspetta. Speriamo bene, perché l’idea di trascorrere 88 giorni qui non è esattamente come stare in un resort a Surfers Paradise, ma oh, se serve a tenere vivo il sogno australiano, vale qualche sacrificio.

In fondo, forse è anche questo il bello: cambiare scenario, vivere la realtà nuda e cruda oltre la cartolina, scoprire un’Australia che non trovi nelle guide patinate. E intanto, ci svegliamo con l’oceano davanti. E questa, per quanto mi sforzi, non riesco a chiamarla sfortuna.

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