Eccomi qui, a quasi tre settimane dal mio arrivo a Townsville, città soleggiata, ventosa e decisamente più tranquilla di quanto il mio orologio biologico da europeo fosse preparato ad affrontare. Nel frattempo ho trovato lavoro — il che è già una piccola vittoria da segnare con tanto di cori da stadio. Però, come in ogni avventura che si rispetti, c’è sempre il livello “boss finale” da superare. Nel mio caso? Trovare una stanza in affitto.
Ora, uno penserebbe: “Ma sì, qualche click, due chiamate, tre visite e il gioco è fatto”. E invece no, benvenuti a Townsville – Modalità Esperto, dove trovare un alloggio è più complesso che risolvere un cubo di Rubik con i guanti da forno.
Abbiamo già collezionato una lunga serie di ispezioni settimanali, pianificate chirurgicamente tra i nostri turni di lavoro. Avrei potuto tranquillamente candidarmi a coordinatrice logistica per le Nazioni Unite, tanta è l’arte di incastrare i nostri orari con le visite. Ma il risultato? Beh, ecco la collezione di “no grazie” più gettonati:
- Troppo lontana → praticamente avremmo bisogno di un elicottero per arrivare al lavoro.
- Troppo costosa → con quel prezzo ci potevamo affittare un castello in Scozia (ok, forse un garage, ma rende l’idea).
- Troppo piccola → certe stanze erano talmente minuscole che avrei dovuto piegare il mio respiro in tre parti per farcelo stare.
- Troppo disordinata → ecco, se il caos avesse un Airbnb, probabilmente l’avremmo appena visitato.
Ma niente paura: la caccia continua! Il mantra quotidiano è “non mollare”. Prima o poi, spunterà il posto giusto, quello che potremo chiamare casa per i prossimi tre o quattro mesi, giusto il tempo di scrivere un altro capitolo di questa avventura tropicale.
Nel frattempo, non ci facciamo mancare nulla: viviamo in un ostello sul mare che, diciamocelo, non è affatto male. Sveglia con vista oceano, brezza marina come sveglia naturale e un pizzico di caos condiviso che ci ricorda che, in fondo, la vita da backpacker ha il suo fascino. Insomma, se casa ancora non l’abbiamo trovata, almeno il panorama compensa.
E così passano le giornate: tra turni di lavoro, ispezioni immobiliari tragicomiche e tramonti mozzafiato dall’ostello. La morale? Townsville sa farsi desiderare, ma sono convinta che alla fine ci regalerà la stanza perfetta. E se non altro, avrò materiale sufficiente per scrivere un libro dal titolo:
“Manuale semiserio di sopravvivenza alla ricerca di una stanza in Australia”.

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